aikidō

L’ aikidō ( 合氣道 ? in caratteri kyūjitai) è un’arte marziale giapponese praticata sia a mani nude sia con le armi bianche tradizionali del Budō giapponese di cui principalmente: “ken” (spada), “” (bastone) e “tantō” (il pugnale).

I suoi praticanti sono chiamati aikidoka (合気道家).

La disciplina dell’aikido fu sviluppata da Morihei Ueshiba (植芝盛平?) anche chiamato dagli aikidōka Ōsensei (翁先生? “Grande maestro”) a cominciare dagli anni trenta del ‘900 partendo dagli insegnamenti di scuole (“Ryu”) precedenti[1].

L’Aikido deriva principalmente dall’arte marziale del Daitō-Ryū Aikijūjutsu, dalla quale però iniziò a prendere le distanze, sviluppandosi come disciplina autonoma, a cominciare dalla fine degli anni Venti. Questo è anche dovuto al coinvolgimento di Ueshiba con la religione Ōmoto-kyō. Documenti dei primi allievi di Ueshiba riportano il nome aiki-jūjutsu

Significato del termine 合氣道 (aikidō)

Ai-ki-dō

Il nome aikido è formato da tre caratteri sino-giapponesi: 合 (ai), 氣 (ki), 道 () la cui traslitterazione è la seguente:

合 (ai) significa “armonia” e nel contempo anche “congiungimento” e “unione”;

氣 (ki) è rappresentato dall’ideogramma giapponese 氣 che, nei caratteri della scrittura kanji, raffigura il “vapore che sale dal riso in cottura“. Significa “spirito” non nel significato che il termine ha nella religione, ma nel significato del vocabolo latino “spiritus”, cioè “soffio vitale”, “energia vitale”. Il riso, nella tradizione giapponese, rappresenta il fondamento della nutrizione e quindi l’elemento del sostentamento in vita ed il vapore rappresenta l’energia sotto forma eterea e quindi quella particolare energia cosmica che spira ed aleggia in natura e che per l’Uomo è vitale. Il 氣 “ki” è dunque anche l’energia cosmica che sostiene ogni cosa. L’essere umano è vivo finché è percorso dal “ki” e lo veicola scambiandolo con la natura circostante: privato del “ki” l’essere umano cessa di vivere e fisicamente si dissolve;

道 () significa letteralmente “ciò che conduce” nel senso di “disciplina” vista come “percorso”, “via”, “cammino”, in senso non solo fisico ma anche spirituale.

合氣道 (ai-ki-dō) significa quindi innanzi tutto: «Disciplina che conduce all’unione ed all’armonia con l’energia vitale e lo spirito dell’Universo».

Ueshiba Morihei, il fondatore dell’aikido, usava dire che l’aikido anela sinceramente a comprendere la natura, ad esprimere la gratitudine per i suoi doni meravigliosi, ad immedesimare l’individuo con la natura. Quest’aspirazione a comprendere e ad applicare praticamente le leggi della natura, espressa nelle parole “ai” e “ki”, forma l’essenza ed il concetto fondamentale dell’arte dell’aikido.

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Wanomichi significa Via dell’Armonia, Via della Pace.

In linea con il Budo giapponese, il Wanomichi propone una pratica adatta a tutte le età, che porta benessere e sicurezza attraverso una padronanza tecnica rigorosa e orientata a raggiungere la maturità spirituale.

Dal punto di vista tecnico il Wanomichi deriva dal Takemusu Aikido Tradizionale, una pratica realista insegnata fino al 2002 a Iwama in Giappone dal Maestro Morihiro Saito, uno degli allievi più prossimi di O’Sensei Morihei Ueshiba, fondatore dell’Aikido. 
L’insegnamento prevede tecniche a mani nude, di ken (spada di legno) e di jo (bastone) con uno o più partner. A queste si aggiunge il “kaizen dosa”: una serie di esercizi specifici studiati per aiutare il praticante nella comprensione e nel perfezionamento dei principi che animano le tecniche. 
Il kaizen dosa include inoltre un programma adattato dall’Ashtanga Yoga. 
Tale programma è finalizzato a perfezionare la padronanza del corpo e della respirazione e, allo stesso tempo, la flessibilità, per una migliore esecuzione delle tecniche. 
Anche la meditazione è parte integrante di questo percorso.
La crescita avviene per tappe successive, che enfatizzano sempre il ritorno ad una conoscenza approfondita delle basi. Man mano che il praticante avanza, la pratica diventa sempre più dinamica e fluida.
Attraverso questa pratica il Wanomichi permette di sviluppare consapevolezza nella ricerca della propria Pace interiore e, quindi, di migliorare le relazioni con gli altri e con gli eventi della propria vita.